Biografia

Tempio ai tempi di D.G.Pes L'entroterra culturale Percorso letterario
Il Catullo gallurese

Caro Don Baignu...

Dedicato a don Baignu

Don Baignu


TEMPIO AI TEMPI DI DON GAVINO PES



È interessante vedere in quale contesto storico si colloca la figura e l'opera di Don Gavino Pes, in qual modo la sua ispirazione si accorda all'ambiente e al momento storico di cui egli è espressione.
La popolazione di Tempio nel 1700 era prevalentemente analfabeta, anche se non si trattava di gente rozza o primitiva. Qui, fin dal 1665 esisteva una delle pochissime scuole superiori della Sardegna dove, a una quindicina di alunni, si insegnava il latino, la filosofia, la musica e la teologia. Le fanciulle attendevano alle faccende domestiche, ma la passione per la poesia qualcuna la coltivava. In un codice di proprietà del Comune restano componimenti di una poetessa del '700 (Donna Vittoria).
Pur nel rispetto dei costumi antichi, penetrano a Tempio, più che altrove, soffi di novità, e le donne sono fra le prime a vestire alla maniera delle "continentali".
I tempiesi e galluresi non sono certo degli intellettuali, ma già avvertono l'esigenza di un mondo operoso e socialmente impegnato. Questa evoluzione del costume influenza anche la poesia che si raffina e acquista ambizioni letterarie perché deve rispondere ad un ambiente e ad un pubblico più esigenti.

L'economia si evolve e si accentuano le divisioni sociali, riscontrabili anche nell'architettura. La gente più umile vive nella casa "tarrena", con "lu fuchili" al centro dell'unico ambiente e il tetto di graticci di canna. La nobiltà invece ha, fra i suoi segni di distinzione, anche quello di abitare in palazzetti di tono aristocratico, ornati da balconate di legno sulle facciate di granito a vista. In una di queste, un palazzo a tre piani di pregevole fattura, tipica delle dimore dei cavalieri del tempo, il prof. Giulio Cossu ha individuato la casa natale di Don Gavino Pes al n°2 di via Monsignor Capece.
Da un punto di vista storico dopo la guerra di successione spagnola, la Sardegna diventa prima austriaca (1713) poi definitivamente sabauda (1720).
Nella seconda metà del 1700 il ripopolamento delle campagne galluresi e la privatizzazione delle terre si intensificano. I salti solitari, ricoperti di boschi impenetrabili, si trasformano in stazzi, i pastori diventano contadini. A quest'opera di colonizzazione contribuiscono in larga misura gli abitanti di Tempio e delle altre ville dell'interno, insieme a quelli provenienti dalla vicina Corsica.

Alla fine del secolo, la fisionomia della Gallura, caratterizzata dall'habitat disperso dell'economia agropastorale degli stazzi e dalla parlata corso-gallurese, può dirsi ormai fissata.
Il mutamento non avvenne senza traumi: il banditismo gallurese del 1700 mise a dura prova le forze dello Stato. Ogni pastore era un potenziale bandito un contrabbandiere. Ma anche i nobili delle ville traevano dal banditismo i loro frutti. Il marchese di Rivarolo scriveva nel 1756, riferendosi a Tempio: - La maggior parte dei cavalieri di detta villa, che è una delle più popolate e cospicue del Regno, vivono di contrabbando e tengono mano alle rapine dei banditi.
La popolazione di Tempio ammonta, nel censimento del 1698 (l'ultimo del periodo spagnolo) a 3867 anime, sale a 4500 alla fine del secolo, mentre Terranova Pausania, l'attuale Olbia, ne conta meno di 500, per arrivare ai 7000 abitanti registrati nel censimento del 1821.
Le chiese campestri, numerose già nel periodo spagnolo, assunsero un ruolo non solo religioso, ma anche sociale. Le feste patronali inducevano i contadini-pastori a sospendere le attività per incontrarsi e vivere momenti importanti di pace e d'allegria, durante i quali si creavano occasioni in cui si poteva esprimere l'estro dei poeti nelle forme tipiche della poesia d'occasione, del canto e della musica galluresi.
Tra il 1774 e il 1776 vengono create quattro nuove parrocchie sussidiarie: San Pasquale, San Francesco d'Aglientu, Santa Maria d'Arzachena e San Teodoro. Mentre nelle campagne galluresi si evolve il ruolo economico e sociale dei pastori-contadini, a Tempio si rafforza progressivamente il potere della nobiltà. La fedeltà ai Savoia segna la fortuna di molte famiglie tempiesi: i Valentino diventano conti di San Martino e i Pes marchesi di Villamarina. La classe dei notabili tempiesi, legata in precedenza allo sfruttamento di vaste proprietà mediante l'opera di pastori e di braccianti, verso la fine del secolo rafforza i suoi legami con l'amministrazione dello Stato e con il potere ecclesiastico, campi in cui molti tempiesi raggiunsero posizioni di notevole riguardo. Tale processo consolidò anche il ruolo e la potenza di Tempio nel Regno fino a diventare sede di istituzioni importanti come il Vescovado, il Tribunale, l'Ufficio di Registro, capitale insomma della Gallura, capace di esprimere nel 1816, un Viceré nella figura di Giacomo Pes di Villamarina, con il quale ha inizio il periodo della dominazione degli uomini di Tempio a Cagliari.
Il mito della superiorità culturale di tempio sul resto della Gallura e dell'intera Sardegna nasce proprio in questo momento della storia, quel mito che oggi sopravvive solo a livello di luogo comune, quella superiorità di uomini e di idee che oggi è considerata nient'altro che paddha timpiesa.
È questo il periodo, per tanti versi esaltante, che fa da sfondo alle vicende terreni di Don Baignu, un'epoca definitivamente tramontata ma che si fa forte della nostra memoria storica nella quale il quale il prete-poeta deve continuare a mantenere una posizione di riguardo e di prestigio.

Riccardo Mura - Daniele Ricciu - Alberto Truddaiu



Gli studenti che hanno effettuato il lavoro di ricerca su Don Gavino Pes sono stati guidati dalla prof.ssa Paola Scanu