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Alla fine del secolo, la fisionomia della Gallura, caratterizzata dall'habitat disperso dell'economia agropastorale degli stazzi e dalla parlata corso-gallurese, può dirsi ormai fissata.
Il mutamento non avvenne senza traumi: il banditismo gallurese del 1700 mise a dura prova le forze dello Stato. Ogni pastore era un potenziale bandito un contrabbandiere. Ma anche i nobili delle ville traevano dal banditismo i loro frutti. Il marchese di Rivarolo scriveva nel 1756, riferendosi a Tempio: - La maggior parte dei cavalieri di detta villa, che è una delle più popolate e cospicue del Regno, vivono di contrabbando e tengono mano alle rapine dei banditi.
La popolazione di Tempio ammonta, nel censimento del 1698 (l'ultimo del periodo spagnolo) a 3867 anime, sale a 4500 alla fine del secolo, mentre Terranova Pausania, l'attuale Olbia, ne conta meno di 500, per arrivare ai 7000 abitanti registrati nel censimento del 1821.
Le chiese campestri, numerose già nel periodo spagnolo, assunsero un ruolo non solo religioso, ma anche sociale. Le feste patronali inducevano i contadini-pastori a sospendere le attività per incontrarsi e vivere momenti importanti di pace e d'allegria, durante i quali si creavano occasioni in cui si poteva esprimere l'estro dei poeti nelle forme tipiche della poesia d'occasione, del canto e della musica galluresi.
Tra il 1774 e il 1776 vengono create quattro nuove parrocchie sussidiarie: San Pasquale, San Francesco d'Aglientu, Santa Maria d'Arzachena e San Teodoro. Mentre nelle campagne galluresi si evolve il ruolo economico e sociale dei pastori-contadini, a Tempio si rafforza progressivamente il potere della nobiltà. La fedeltà ai Savoia segna la fortuna di molte famiglie tempiesi: i Valentino diventano conti di San Martino e i Pes marchesi di Villamarina. La classe dei notabili tempiesi, legata in precedenza allo sfruttamento di vaste proprietà mediante l'opera di pastori e di braccianti, verso la fine del secolo rafforza i suoi legami con l'amministrazione dello Stato e con il potere ecclesiastico, campi in cui molti tempiesi raggiunsero posizioni di notevole riguardo. Tale processo consolidò anche il ruolo e la potenza di Tempio nel Regno fino a diventare sede di istituzioni importanti come il Vescovado, il Tribunale, l'Ufficio di Registro, capitale insomma della Gallura, capace di esprimere nel 1816, un Viceré nella figura di Giacomo Pes di Villamarina, con il quale ha inizio il periodo della dominazione degli uomini di Tempio a Cagliari.
Il mito della superiorità culturale di tempio sul resto della Gallura e dell'intera Sardegna nasce proprio in questo momento della storia, quel mito che oggi sopravvive solo a livello di luogo comune, quella superiorità di uomini e di idee che oggi è considerata nient'altro che paddha timpiesa.
È questo il periodo, per tanti versi esaltante, che fa da sfondo alle vicende terreni di Don Baignu, un'epoca definitivamente tramontata ma che si fa forte della nostra memoria storica nella quale il quale il prete-poeta deve continuare a mantenere una posizione di riguardo e di prestigio.
Riccardo Mura - Daniele Ricciu - Alberto Truddaiu |