Biografia

Tempio ai tempi di D.G.Pes L'entroterra culturale Percorso letterario
Il Catullo gallurese

Caro Don Baignu...

Dedicato a don Baignu

Don Baignu



DON GAVINO PES - BIOGRAFIA



[Disegno: Don Gavino Pes]

Don Gavino Pes nacque a Tempio il 31 luglio 1724.
I genitori Antonio e Maddalena Sanna erano nobili persone ed ebbero altri sette figli che educarono con grande dedizione per farne onesti cittadini.
Il padre voleva che Gavino seguisse le sue orme diventando un buon avvocato, ma l'educazione ricevuta dal canonico Diego Ferrau gli prospettò la possibilità di farsi prete.
Don Baignu frequentò a Tempio il collegio degli Scolopi dove apprese le Lettere Umane. Subito dopo si dedicò agli studi di Teologia che superò con buoni risultati. Il corso degli studi si concluse con l'ordinazione sacerdotale che gli permise di dedicarsi quasi totalmente alla poesia.
Lo studio dei libri poetici impegnò la sua giovinezza ed una parte della sua età matura. Tale dedizione poetica gli fu possibile grazie al reddito di un beneficio semplice e perché ottenne una grossa pensione ecclesiastica da un canonicato di Cagliari al quale aveva rinunciato suo zio paterno Don Antonio Francesco Pes.

Don Gavino, inoltre, faceva l'usuraio giustificando questa attività con l'affermazione che aveva abbassato il tasso di interesse (vedi nota)
Le sue poesie, il cui tema era la bellezza, il piacere e l'amore, erano ispirate dal gentil sesso. Dettate tutte in dialetto gallurese, vi si scorge una tenerezza, una delicatezza di sentimento ed una spontaneità tale di  verso che rapisce nell'ascoltarle. A ciò contribuisce l'armonia e la gentilezza della lingua svelta, vivace ed espressiva.
I critici amano mettere in risalto questi aspetti positivi della sua arte, ma criticano anche la

[Disegno: Don Gavino Pes]

gonfiezza dei paragoni, l'abuso delle sentenze morali e lo sdolcinamento delle espressioni, imitazione della scuola metastasiana propria dell'epoca, tanto da attribuire a Don Gavino l'appellativo di Metastasio Gallurese.
Una valutazione attenta distingue due diversi periodi della sua vita e insieme della sua produzione poetica.
Il primo periodo della vita di Don Baignu (giovinezza e prima maturità) è sprecata nel sollazzo peccaminoso dominato dall'Eros e le poesie sono per la maggior parte amorose. Il trovatore gallurese canta i vari casi d'amore, le passioni, le dolcezze, le paci degli amanti e cantando i casi altrui narra anche i propri.

[Disegno: Don Gavino Pes]

Il secondo periodo (vecchiaia) è dominato invece da Thanatos (Morte) e la produzione poetica si eleva in ogni senso: per spessore e validità di contenuti, per forma lucida ed ispirata e per lirismo quasi sempre alto e nobile.
Gli anni passarono amando e poetando finché fra questi bei sogni e follie il poeta si ritrovò giunto alla vecchiaia dove scrisse canzoni che sono meritatamente ritenute le sue produzioni migliori e in cui troviamo gli errori passati sanati dal pentimento e da una speranza di vita migliore. Dopo la sua conversione non volle più poetare e mandò alle fiamme moltissimi suoi componimenti che accendevano troppo con le dolcezze della melodia poetica l'amore profano.
Un canonico di Tempio, vissuto qualche tempo dopo Don Baignu, fece scolpire sugli architravi delle due porte della sua casa, due massime: "Demus annos corpori" (Abbiamo dato gli anni al corpo) e "Demus animae dies" (Diamo almeno gli ultimi giorni all'anima).

Queste massime sintetizzano la vita di Don Gavino Pes.
Fu particolarmente devoto alla Madonna e abbellì e decorò la cappella a lei dedicata nella Chiesa dei Padri delle Scuole Pie, oggi trasformata in teatro.
Giunto all'età di settantadue anni, attaccato da fortissime febbri, cessò di vivere a Tempio il 24 ottobre 1795.
Fu sepolto nella Chiesa di San Francesco presto dimenticato dalla città di Tempio.

Filippa Cossu. Pier Franco Carbini. Samantha Lissia


(NOTA) Questa notizia ci è stata fornita dal professor Giulio Cossu insigne studioso di Don Gavino Pes.


Gli studenti che hanno effettuato il lavoro di ricerca su Don Gavino Pes sono stati guidati dalla prof.ssa Paola Scanu