Quando la donna era sicura di essere incinta ed il suo stato diveniva noto, i parenti e le amiche iniziavano a fare previsioni per indovinare il sesso del nascituro.
A Tempio si osservava il ventre della donna incinta, se si presentava in forma molto sporgente quasi appuntita in avanti, sarebbe nata una bambina, se la rotondità era minore sul davanti e sui fianchi, sarebbe venuto alla luce un maschio.
Naturalmente, fra gli anziani, questa tradizione è ancora valida anche se i figli o i nipoti usano recarsi dai ginecologi per avere la certezza del sesso mediante l'ecografia.
Quando la donna si trovava al quinto mese di gravidanza, pensava a preparare il corredino per il nascituro tagliando camicie, giubbino (gipponi), cuffiette (carretta), panni di lana e di cotone, fasce (fasci) e fasciatoi (fascioli).
Al parto assisteva la levatrice o, in sua mancanza, una "aggiudadore" (donna pratica). Appena il bimbo nasceva, il padre lo prendeva fra le braccia, lo alitava tre volte sul viso e lo deponeva in una semplice pelle di montone.
A questo punto si avvisavano i parenti e gli amici che, al loro arrivo, porgevano gli auguri ai genitori "Babbu e mamma dicciosi" (felici) ed al bambino: "Deu li dia bona solti" (Dio gli dia buona sorte).
La scelta del nome spettava al padre per il primogenito, alla madre per il secondo.
Si usava e si usa dare al primo figlio maschio il nome del nonno paterno, il nome della nonna paterna alla neonata .
Dopo la nascita, la preoccupazione dei genitori era la scelta dei padrini di Battesimo, in quanto si usava battezzare il neonato otto giorni dopo la nascita, per far sì che fosse in grazia di Dio "Cussì è in grazia di Deu" (così è in grazia di Dio)