Quando si è perduta ogni speranza che l'ammalato guarisca si chiama il
sacerdote perché amministri l'estrema unzione; si dice allora che il moribondo
è inuliatu. Se il moribondo tarda ad esalare l'ultimo respiro i parenti
ricorrono agli scongiuri e gli oggetti che si usano non devono essere mai bruciati perché considerati quasi sacri.
Vestizione e sistemazione della bara
Subito dopo la morte, il cadavere non subisce una lavatura generale ma si
lava solo il viso con aceto, le mani e i piedi con il vino bianco e poi
viene rasato, pettinato e rivestito con biancheria pulita e con gli abiti da
festa.
In genere per gli uomini l'abito è nero, per le donne non vedove, bianco o
altro colore secondo l'età; per le vedove abito e fazzoletto nero in testa.
Nelle mani incrociate del defunto si mette un crocifisso o un rosario.
Si manda quindi ad avvertire il parroco perché venga dato l'annunzio con i
rintocchi delle campane.
Le prefiche – Li Attittadori
Era uso nella Gallura di fare tessere le lodi da donne appositamente pagate.
I vescovi nei loro sinodi inveivano contro questa usanza, consigliando ai
parroci di adoperarsi per eliminare questo “costume indegno”.
Il celebre storico Mons. Fara, nel sinodo che tenne nel 1591 art.XXIII
stabilisce “Le prefiche che vengono chiamate attittadoras non siano permesse
in alcun modo… vengano punite con la pena di uno scudo”.
Vengono chiamate
Attittadoras-attittadori dal verbo attittare che indica un grido
naturale di sorpresa secondo il verso di Plauto “Atat, perii hercles ego miser!"
Oppure dall’esclamazione greca: “Ototoi” , da cui l’abbreviato di attittidu,
Teu o Theu, fagher su teu, attitare”.