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Conquista cartaginese
Le vere ricchezze dell'isola comunque erano i giacimenti minerari, e i Fenici ebbero il merito di fare della Sardegna, uno dei maggiori produttori di metalli e vi fecero conoscere l'oro e il ferro.
Verso il 600 a.C., i cordiali rapporti tra i Sardi e i Fenici subirono una brutta svolta:la Tigre dell'Asia, così venne chiamato l'Impero degli Assiri, ridusse di molto la potenza di Tiro.
Le colonie fenicie della Sardegna, che ormai erano diventate vere e propie città, si prepararono ad affrontare la nuova situazione cercando di conquistare un piccolo retroterra che potesse garantire agli abitanti della città l'autosufficenza alimentare.
Nel 509 a.C., poichè l'espansione fenicia nell'etroterra si faceva sempre più minacciosa e profonda, i sardi indigeni attaccarono le città costiere degli stranieri che, per difendersi, chiesero aiuto a Cartagine accettandone la protezione che non tardò a trasformarsi in aperta egemonia.
Lo scontro fra Sardi e Cartaginesi fu tremendo; il primo tentativo di invasione
(quello del 545) fu per i Punici una vera rotta e persero la maggior parte dell'esercito;
furono battuti anche una seconda volta in battaglia campale, ma alla fine le popolazioni indigene dovettero capitolare.
Dopo lunghi anni di lotte, i Cartaginesi, che avevano agguerrite truppe mercenarie e nuove macchine belliche, gli arieti, occuparono gran parte dell'isola. Si insediarono nelle
zone economicamente utili: le coste,
le pianure, le colline e le miniere lasciando le zone dell'interno, meno fertili e montuose alle popolazioni indigene.
Durante i tre secoli in cui la Sardegna fu dominata dai Cartaginesi, prevalse l'aristocrazia mercantile e terriera, costituita dai grossi commercianti, armatori e dai latifondisti: costoro erano tutti cartaginesi, e non avevano contatti con gli indigeni.
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