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Età Nuragica


Il territorio sardo è caratterizzato dalla presenza dei nuraghi, torri di pietra a pianta circolare, che si respingono verso l'alto, a tronco di cono, costruiti sovrapponendo grandi massi di trachite o lava balsica uniti tra loro a secco.
Il nome deriva brobabilmnte dalla particolare conformazione del monumento: il termine nuraghe proviene infatti dalla radice preindoeuropea nur, che significa mucchio-cavità.
mucchio e si riferisce forse all'aspetto esteriore del nuraghe o cavità in relazione agli spazi ricavati al suo interno.
Tra tutti i nuraghi dell'isola, prevalgono quelli semplici, costituiti soltanto da una torre, con un ingresso alla base e una grande stanza interna,
ma ci sono anche nuraghi più complessi formati da più torri aggiunte ad una costruzione centrale, con molte stanze, corridoi, sale interne.
La civiltà nuragica iniziò, secondo il Lilliu, verso il 1800 e durò sino al 238 a.C., anno della conquista romana.
Le popolazioni nuragiche costituivano, anche a causa del territorio,una società di tipo soprattutto pastorale, ed in difesa del bestiame e dei campi, quei pastori, che per necessità erano anche agricoltori, si trasformavano in violenti e terribili guerrieri.
La società nuragica era suddivisa in classi:
la plebe, costituita da agricoltori, pastori, servi, artigiani e piccoli commercianti; i sacerdoti (uomini e donne), che svolgevano pratiche di culto e forse anche quelle della medicina e della magia; un gradino più in su stavano i nobili, latifondisti e guerrieri. Al vertice della piramide stava il re.

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