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Dalla fusione all'Autonomia
La perdita dell'autonomia.
L'adesione alla lega avrebbe dato la possibilità di sistemare su mercati più convenienti alcuni prodotti dell'agricoltura sarda, come il vino e l'olio, in modo da compensare le perdite subite nei raccolti del grano e dell'allevamento del bestiame a causa della siccità ricorrente e di altre calamità atmosferiche.
Venne così creandosi in alcune categorie isolane il desiderio di una sempre più stretta unione con il Piemonte per ottenere un maggiore e concreto intervento regio che liberasse la Sardegna da quei mali secolari che la travagliavano.
Quando negli ultimi mesi del 1847 Carlo Alberto, oltre ad aderire alla Lega doganale, concesse agli stati di terraferma la libertà di stampa, limitò i poteri della polizia, decretò la pubblicità dei processi e la libera formazione dei consigli comunali e provinciali, si ebbe in Sardegna, specie da parte dei ceti più colti e più ricchi la sensazione di aver trovato il rimedio adatto per risolvere molti dei problemi isolani.
La prima deliberazione ufficiale in favore della fusione si ebbe a Sassari. Al giungere della notizia circa la concessione delle riforme, un comitato cittadino promosse una manifestazione in favore dell'unione della Sardegna con gli stati continentali; il 16 novembre una delegazione del Consiglio civico turritano si imbarcò a Porto Torres, assieme ai rappresentanti di Alghero, per portare al sovrano la richiesta della città. I lavori del Consiglio civico generale, del quale facevano parte i rappresentanti degli Stamenti, si conclusero a Cagliari il 18 novembre con una deliberazione in favore della fusione e il 24 dello stesso mese anche la delegazione cagliaritana partì per Genova dove attendevano le altre due delegazioni sarde.
La richiesta fu presentata a Carlo Alberto il 29 novembre; lo stesso giorno il sovrano promise la fusione annunciando contemporaneamente facilitazioni di natura fiscale per alcuni prodotti sardi.
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